L’unità residenziale denominata in letteratura “Domus dei Dolia”, grazie al rinvenimento al suo interno di alcuni grandi orci, o dolia, ancora integri e in situ, rappresenta, allo stato attuale delle ricerche, per dimensioni e caratteri, l’unità abitativa principale e più significativa dell’intero quartiere urbano dispiegato, nel Parco archeologico di Vetulonia, sull’altura di Poggiarello Renzetti in età ellenistica, fra gli inizi del III e i primi decenni del I secolo a.C. Con la sua estensione di quasi 500 mq e le sue peculiari decorazioni pavimentali e parietali dei vani tricliniari e di rappresentanza, che trovano confronto nelle più belle ville d’ozio della fase romana di Pompei, la domus si erge quale grande dimora angolare fra due arterie viarie congiunte a perpendicolo, a disegnare l’angolo di un’insula del quartiere etrusco romano compresa fra la via “dei Ciclopi” e la via “del Tempio”.
Le indagini condotte nel decennio 2009-2019 hanno messo in luce un impianto architettonico assai articolato, caratterizzato da un numero cospicuo di ambienti, almeno quindici, e segnato da più fasi costruttive fra il III e il primo quarto del I secolo a.C., allorquando la casa, e con essa l’intero quartiere, vennero definitivamente distrutti da un grande incendio tradizionalmente connesso alle azioni di rappresaglia poste in atto dalle truppe sillane ai danni delle città etrusche alleate con Mario.

Dopo una lunga pausa durata sei anni, le operazioni di scavo si sono riavviate grazie ad un progetto scientifico mirato alla messa in luce integrale della domus e alla sua valorizzazione elaborato e attuato dal direttore dei Parchi archeologici della Maremma Leonardo Bochicchio, grazie ad un importante finanziamento del Ministero della Cultura – Direzione generale Musei, insieme al direttore scientifico del Museo civico archeologico “Isidoro Falchi” – MuVet di Vetulonia Simona Rafanelli, coadiuvati dal direttore di dipartimento dell’Ateneo universitario di Perugia Gian Luca Grassigli; progetto che si è avvalso della fattiva collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Castiglione della Pescaia, nelle persone del Sindaco Elena Nappi e dell’Assessore al Progetto Vetulonia Walter Massetti, e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo nella figura del funzionario di zona Enrico Maria Giuffré.
Doveroso infine un ringraziamento a tutto il personale del Ministero della Cultura in forza negli uffici amministrativi centrali della sede di Grosseto e nello stesso Parco archeologico di Vetulonia, per il prezioso e fattivo contributo durante le diverse fasi di pianificazione e svolgimento delle attività di scavo. Sul campo, archeologi e studenti universitari sono stati affiancati e sostenuti nella logisitica e nelle diverse attività correlate allo scavo dai volontari dell’Associazione culturale archeologica Isidoro Falchi di Vetulonia, presieduta da Mauro Rossi e Daniela Antonini.

La campagna di scavo 2026, condotta nel mese di agosto, si è concentrata nel settore NE della domus ancora non indagato e lungo il fronte settentrionale della dimora, al fine di esaminare, da un lato, l’intera superficie della domus, definendone l’estensione attraverso la messa in luce dei muri perimetrali e la partizione interna nei vani vocati a differenti destinazioni d’uso, e di evidenziare, dall’altro, la prosecuzione del tracciato della via “dei Ciclopi” che, prendendo l’abbrivio, come scoperse Falchi, dalla via “Decumana”, si prolunga in direzione est verso il punto di incontro con la perpendicolare via “del tempio”, che si inerpica a sud sulla sommità del poggio.
I risultati conseguiti al termine della quattro settimane di scavo non hanno tradito le aspettative di studiosi e appassionati, restituendo, seppur a livello di fondazione, la base dei muri perimetrali dell’abitazione, cinta anche lungo il lato ovest da una profonda canaletta fognaria di deflusso delle acque ancora ben conservata nella struttura in pietra costituita da spallette verticali e copertura in sequenza contigua di lunghe pietre trasversali.

Il vasto spazio “K”, privo del crollo della copertura in tegole piane e coppi semicilindrici, già inteso come possibile peristilio, è occupato da almeno due vani quadrangolari, l’uno dei quali pavimentato in scaglie di galestro forse originariamente ricoperto da un piano di calpestio in terra battuta, e da un’ampia cisterna a bocca circolare, dell’ampiezza di oltre due metri, bordata da grosse pietre, dalla quale si diparte una canaletta ben conservata, accuratamente realizzata in coppi semicircolari, che corre verso il muro settentrionale della domus per confluire nella canaletta di scolo fognario che affianca la via “dei Ciclopi”. Ed è proprio dal fronte settentrionale dell’abitazione che, giunti ormai al termine dello scavo, provengono i risultati maggiori e a dir poco sorprendenti!
A ca. un metro dalla soglia evidenziata nella campagna di scavo 2018, è venuta in luce una nuova lastra lapidea di soglia che segna indubitabilmente l’accesso principale alla domus dalla stessa via “dei Ciclopi”, articolato nel due ingressi parimenti protetti da tettuccio porticato di tegole e coppi e impreziosito, in corrispondenza di quest’ultimo, da una sistemazione apposita dei basoli della via stessa, centrati sul “cuore” rappresentato da un tombino di sagoma ovaleggiante con foro di scolo delle acque orientato verso la canaletta fognaria coperta da lastre in pietra, a comporre sul piano stradale un singolare motivo ornamentale a ventaglio, che non sembra trovare puntuali raffronti nei basolati ad oggi noti dei tracciati stradali urbani coevi.

Questi dunque i principali e più significativi risultati raggiunti in questa prima fase di ripresa delle attività di scavo al Parco archeologico di Vetulonia, che, conclusasi soltanto lo scorso 28 agosto, rappresenta la premessa per un nuovo e successivo intervento, attualmente in fase avanzata di pianificazione, in programma a breve nella medesima area archeologica.